Battaglia rap nel Medioevo tra poeti

I veri rapper erano medievali

Metrica inesistente, testi banali e vuoti, rime in -are o che non rimano. Versi e mugolii che qualcuno ha osato definire persino futuristici quando del Futurismo c’era solo la volontà di distruggere qualcosa: la musica.

Il rap, il trap e tutta l’accozzaglia di questi stili imitatori del genere nato in America, in Italia hanno dato vita più a barbarità che a capolavori e bravi cantanti.

Dei rapper eccellenti però ci sono, si possono contare, come si suol dire, sulle dita di una mano, e sono coloro che conoscono la lingua italiana. Perché è così, se si vuole maneggiare un genere musicale che richiede velocità di pronuncia, musicalità, giochi di parole che coinvolgono il significante e il significato, allora l’Italiano lo si deve padroneggiare con maestria.

 

UN PICCOLO ANEDDOTO: le battaglie rap

Erano parecchi anni fa, giravo con degli amici per i locali degli storici Murazzi di Torino,  quando, anziché entrare nel disco-pub in cui ci aspettavano altre persone, scegliemmo la porta del locale affianco, che era palesemente più losca, ma il sesto senso era probabilmente anch’esso in pausa week-end.

Pagato il biglietto ci rendemmo conto del fraintendimento, il posto era piccolino, dopo alcune scale c’era un palco, sotto il quale una massa di persone incitava a seguiva con molleggiamenti un ragazzo che rappava al microfono.

Subito ci sentimmo catapultati in una scena di 8mile «che figata! Davvero anche in Italia esistono ste cose?», così, con più probabilità per aver già pagato il biglietto, ma anche per la grande curiosità, decidemmo di fermarci ad ascoltare, nonostante fossimo palesemente fuori luogo.

La battaglia rap tra Eminem e l'avversario in 8mile

Ok, la scena che ci si presentò fu questa: presente il momento della battaglia rap di 8mile sulla sfida tra Eminem e il suo acerrimo nemico, dove se ne dicono di tutti colori con una creatività negli insulti e una rimica estremamente coinvolgenti? Ecco, esattamente quella scena, ma riproposta ironicamente in Scary Movie 3, non fu nemmeno lontanamente paragonabile a quello a cui assistemmo. Un ragazzo imbarazzato salì goffamente sul palco, con una mano si tirava nervosamente l’angolo della giacca verso il basso, forse per coprirsi ulteriormente o per asciugarsi la mano sudata. Di fronte a lui c’era un ragazzo con una gigantesca aurea di convinzione e un team di fan che urlava incoraggiante dalla sua parte.

Quando la battle rap cominciò, beh… la musica andò un po’ avanti prima che il ragazzo goffo cominciò a rimare, e le sole parole che gli uscirono flebilmente dalla bocca furono:

ah ah,

mh,

ah ah,

non mi ricordo

più

come

si fa

Ok, non ci saremmo mai voluti trovare nella sua situazione, con un avversario estremamente temibile davanti e un pubblico divertito da quella scena, per cui noi forestieri non esitammo a fare il tifo per il giovane smemorato, tanto sarebbe stata la prima e ultima volta lì. In molti si girarono a guardarci interdetti e poi partì l’altro ragazzo che rappò in modo divertente e coinvolgente.

i veri rapper erano medievali

Ebbene, qualche anno più avanti questa scena simpatica riaffiorò alla mia mente. Stavo studiando i poeti del Dolce Stil Novo e mi imbattei in alcune tenzoni.

cos’è una tenzone

La tenzone è un tipo di poesia lirica sorto in Provenza e diffusosi nella produzione in volgare italiana tra il 12° e il 13° secolo. Consiste in uno scambio polemico di poesie o di strofe alternate tra due poeti.

Ero di fronte ai precursori delle battle-rap. Si trattava di battle-lirica. Degli scrittori si sfidavano egregiamente a colpi di metafore, rime magistrali, insulti velati, mantenendo sempre un’estrema eleganza, contegno e una metrica pazzesca.

LA BATTLE-LIRICA (O TENZONE) TRA BONAGIUNTA E GUINIZZELLI

Tra le tenzoni più rappresentative ci sono sicuramente quelle scambiatesi Bonagiunta e Guinizzelli. Il primo accusava l’altro di aver mutata la «mainera» di scrivere poesia d’amore (era il periodo della nascita degli stilnovisti) e di aver tentato di superare i trovatori elaborando una poesia che alla fine mostrava la tipica parvenza del “vorrei ma non posso”, e il secondo aveva controbattuto con tanta ironia, genio e velo che, insomma, sicuramente avrebbe vinto la battle.

Uhe Ciccio, prima di parlare pensa

Tenzone tra Bonagiunta e Guinizzelli

Non è che solo tu sai sempre le cose, e vedi di no predicà bene e razzolà male.

Il mondo è bello perché è vario.
E facci un piacere, tieni per te quel che pensi.

Touché.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giulia Procopio

6 pensieri su “I veri rapper erano medievali

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