Trainspotting: dal libro al film

Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos’altro.
Le ragioni? Non ci sono ragioni.
Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?”

Crudo, esplicito, attuale, girato in appena due mesi con un budget low cost, sensazionale dal punto di vista registico, pensato per colpire mente e stomaco di coloro che a occhi chiusi scelgono di salire su treni che percorrono binari sicuri per tappe obbligate.

Renton, Sick Boy, Begbie, Spud e Tommy quei treni preferiscono guardarli passare (letteralmente Trainspotting significa “guardare i treni passare“) rimanendo a terra (in tutti i sensi).  Non si tratta di ribelli. I protagonisti di Trainspotting  sopravvivono ed esistono a modo loro tra droghe pesanti, dipendenza da alcool, relazioni venefiche, piccola criminalità. “Scelgono di non scegliere” un lavoro, la famiglia, il mutuo da pagare, un futuro. Scelgono esistenze al limite.  

Il film cult Trainspotting è l’esempio vincente di come una trasposizione cinematografica possa rispettosamente dar vita alle pagine di un libro senza danneggiarle. Il regista Danny Boyle è riuscito a valorizzare i contenuti del romanzo di Irvine Welsh  riadattandoli magistralmente per il maxi schermo. Un fortunato esercizio di stile che poteva rivelarsi un fiasco! Perché? 

Dal libro al film

Il libro dello scozzese Irvine Welsh (1993) da cui la pellicola trae spunto racconta le storie sconclusionate di un pugno di ragazzi di Edimburgo e dintorni tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Lo scrittore ha voluto dar voce a una nuova generazione allo sbando e per farlo ha appositamente scelto una trama non lineare ma quanto il più possibile frammentata, specchio di un significativo gup generazionale.  Welsh si eclissa e lascia che siano i personaggi a presentarsi al lettore attraverso pensieri e azioni. Gli spaccati di vita dei giovani ventenni scozzesi si alternano di paragrafo in paragrafo attraverso il punto di vista del protagonista del momento che rivela la propria identità esclusivamente attraverso atteggiamenti caratteristici e linguaggio. E così c’è Begbie, inconfondibile per volgarità e scatti d’ira immotivati (epica la famosa “scena della bicchierata”), Sick Boy, maniaco del sesso che abitualmente parla di sé in terza persona, Rent, più riflessivo, e Spud, tossico dal cuore tenero che infila un “gattone” o un “non per dire”  più o meno una frase sì e una no.  

Il film diretto da Danny Boyle (1996) smorza di gran lunga la visione poliprospettica del romanzo ed erge a protagonista Mark Renton, venticinquenne figlio della classe lavoratrice scozzese e soprattutto eroinomane che tenta più volte la via della disintossicazione fai-da-te. E’ attraverso Renton che, tanto nel film quanto nel romanzo, percepiamo la noia e il vuoto di una generazione confusa e disorientata. Ma soprattutto, è attraverso Renton che conosciamo i meccanismi della tossicodipendenza. Epica la mise en scene che assembla i “Dillemmi del drogato” sparsi nel libro e che prende avvio dal momento in cui i genitori di Renton decidono di intervenire con un TSO home-made a seguito di una sua recente overdose. Le reazione fisiche e psichiche dell’organismo all’astinenza sono rese in maniera davvero realistica: questo perché Boyle ha personalmente lavorato con gli attori protagonisti per restituire in schermo i classici comportamenti del tossicodipendente. 

Il titolo

Ci avete fatto caso? La cameretta di Renton è tappezzata di treni, dettaglio assente nel libro e omaggio alla metafora del traispotting sottesa all’opera. Diverso il libro. In uno dei tanti frammenti che lo compone, uno straccione  importuna Renton e Begbie in una vecchia stazione ormai abbandonata e domanda loro proprio se stiano facendo detrainspotting, ovvero se stiano cercando di ingannare i tempi morti di una vita che intanto scorre priva di scopi. Ma non è finita qui! Il clochard è il padre di Begbie, probabile allegoria della mancanza di una guida. Se analizziamo meglio il titolo, scopriamo che lo “spot” in gergo “welshiano” corrisponde al bagliore accecante che si manifesta subito dopo aver assunto eroina via endovenosa.

Curiosità: Welsh, proprio come i protagonisti di Traispotting, viene da Leith, sobborgo portuale nei pressi di Edimburgo. Da giovane ha sperimentato diverse droghe (soprattutto ecstasy) frequentando club e cercando di fare musica. Iniziò a prendere appunti su ciò che vedeva e ciò che viveva in prima persona: quegli appunti sono diventati Traispotting! L’autore ha inoltre voluto prendere parte al film con un cameo nei panni di Mikey Forrester, spacciatore e tossico che vende le famose supposte oppiacee a Renton e vende poi a Sick Boy e gli altri 2 kg di eroina che il gruppo tenterà di rivendere a sua volta a Londra.

Altri personaggi

Se il film è incentrato sulle storie dei quattro personaggi citati, nel libro l’antifona cambia. Interi sotto-paragrafi sono dedicati ad altri personaggi che nella pellicola cinematografica sono privi di spessore o addirittura assenti. Di seguito alcuni esempi.

  • Kelly incarna nell’opera scritta un punto di vista femminile, assente nel film. Ha convissuto per sei mesi con Renton a Londra ed è la protagonista di una raccapricciante scena che si svolge nel pub/ristorante scozzese presso cui presta servizio da quando è tornata in Scozia.
  • Nina, altro personaggio femminile, è invece la cugina di Renton. La incontriamo al funerale di uno zio e attraverso il suo sguardo e i suoi pensieri conosciamo dettagli importanti sulla famiglia di Renton, il quale ha due fratelli. Uno dei due, disabile dalla nascita, è venuto a mancare. La grave perdita è stata un duro colpo per la famiglia del ragazzo.
  • Stevie è uno dei membri del gruppo di conoscenti che ruotano attorno ai protagonisti del film. Malato d’HIV, ha contratto il virus dalla fidanzata Donna. La ragazza è stata stuprata da un tossico, Alan Venters, padre di un bambino di nome Kevin. Stevie, nutrito d’odio, risale all’uomo causa dei suoi mali in incognito, intenzionato a vendicarsi e ad assicurarsi che Alan soffra davvero…
  • La Madre Superiora è lo spacciatore di fiducia del gruppo a Leith. A causa dei ripetuti buchi in vena, ha perso una gamba. Un sotto-paragrafo a lui dedicato lo vede intento a chiedere l’elemosina (da utilizzare per droghe chimiche) sotto le mentite spoglie di un reduce di guerra.

Il libro approfondisce sicuramente la personalità dei personaggi chiave dell’opera, anche attraverso scene e vissuti tagliati in pellicola. Renton per esempio non è estraneo alle esperienze omosessuali e viene adescato da un vecchio in cerca d’attenzione in un cinema erotico di Londra. Spud fa invece visita alla nonna, figura davvero singolare. Ma è forse nei riguardi di Begbie e Sick Boy che Welsh ha dato il meglio di sé: i due personaggi, l’uno violento e l’altro vanesio e sbruffone, nascondo in realtà sfaccettature assai più complesse. Se avete visto il film e vi è piaciuto, vi consiglio caldamente il libro! Sarà un vero e proprio trip tra le menti dei personaggi. Il punto di forza del romanzo è sicuramente la figura del narratore: Welsh spiazza di continuo il lettore passando da un narratore omodiegetico all’altro o dalla narrazione esterna al punto di vista dell’interessato.

NESSUN MESSAGGIO

Se leggendo/vedendo Trainspotting cercate un vero messaggio, una lezione, una morale…rimarrete delusi! Quel che conta è il tema. Quel che leggerete/vedrete saranno le alternative (sconsiderate per i più) al determinismo e al finalismo. E nemmeno gli amici che condividono la stessa esistenza allo sbando possono salvare, tant’è che i protagonisti dell’opera sono tra loro, in fin dei conti, niente più che conoscenti.

Vi consiglio di guardare il film in lingua originale, lo scozzese 😉

Ho scelto di non parlare in questo articolo di Trainspotting 2, tratto la libro di Irvine Welsh Porno, ma lo farò sicuramente in futuro 😉


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©RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Maraviglia

 

 

 

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