ELSA MORANTE: UNA VITA CON LA PENNA IN MANO

Elsa Morante (Roma, 1912-1985) è stata una delle più grandi scrittrici del Novecento italiano. Si è distinta nel panorama letterario per la sua penna, sempre carica di spirito indipendente. Coraggiosa, curiosa, determinata, instancabile autrice dall’animo sensibile, ha sempre ascoltato se stessa, senza farsi influenzare dal pensiero o dalla volontà altrui.

Ha davvero trascorso la sua vita con la penna in mano: fin dalla più tenera età, ha inseguito il sogno di scrivere e di raccontare. Ci è riuscita e ci ha lasciato dei romanzi densi di emozioni, i quali, secondo me, meritano di essere letti almeno una volta nella vita.

UNA NATURALE PROPENSIONE PER LA SCRITTURA

La prima poesia di Elsa

«La mia intenzione di fare la scrittrice nacque, si può dire, insieme a me». Così Elsa descriveva la sua naturale propensione per la scrittura. Si racconta che recitò la sua prima poesia a soli due anni, una poesia intrisa di quella malinconia che attraversa tutta la sua opera.  Iniziò a scrivere a quattro anni e la prima educazione fu da autodidatta, infatti non frequentò le scuole elementari. I suoi primi scritti, principalmente favole e racconti, furono pubblicati per volere della madre su alcune riviste.

 

INSEGUIRE LA VOCAZIONE LETTERARIA

Dopo la maturità classica, Elsa si iscrisse alla facoltà di Lettere, ma, a causa delle difficoltà economiche, decise di abbandonare l’università e la casa di famiglia per iniziare una vita nuova, indipendente e dedita interamente alla letteratura. Si mantenne quindi da sola, inizialmente dando lezioni private di italiano e di latino e scrivendo tesi di laurea, e poi intraprendendo la collaborazione con riviste che pubblicavano su compenso i suoi racconti, le sue favole e le sue filastrocche. Alcuni scritti erano firmati col suo nome, altri, invece, con gli pseudonimi di Antonio Carrera o di Lorenzo Diodati. Dietro questa scelta si nascondeva la convinzione che la scrittrice aveva sulla disparità tra uomini e donne, avvertita soprattutto nel suo primo affacciarsi al panorama letterario e poi combattuta imponendo la sua vera identità, senza mai più lasciarla.

IL TENACE DECOLLO ROMANZESCO

Quando Elsa scriveva un romanzo si dedicava unicamente a quello, anche per anni, con una precisione quasi maniacale, ma dettata dalla passione. Ed è così che nel 1948 venne pubblicato, con Einaudi, il suo primo romanzo, Menzogna e Sortilegio: per quattro intensi anni si dedicò a quello che lei definì il suo capolavoro e che le valse il Premio Viareggio.

L’attenzione che poneva a ogni singolo aspetto delle sue opere emerge addirittura nelle quarte di copertina, spesso scritte di sua mano. Niente, quindi, era lasciato al caso. I suoi manoscritti sono conservati presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma: ho avuto l’onore di poterli analizzare e studiare per la mia tesi di laurea magistrale e ho potuto constatare coi miei occhi il duro lavoro che si cela dietro una pagina che noi leggiamo in pochi secondi. E quanto studio si cela, magari, dietro una sola parola o una sola frase.

Nelle sue opere si trova sempre una grande ricchezza di dettagli, sia nella descrizione degli ambienti sia nella caratterizzazione dei personaggi. Questi ultimi, in particolare, sembrano veri grazie al profondo scavo psicologico che li anima. Ma ciò che più colpisce, secondo me, è l’atmosfera che emanano: un misto tra gotico e malinconico, una miscela di onirico e reale.

UNA DONNA FORTE, UNA SCRITTRICE CONTROCORRENTE

Elsa era una donna ricca di passioni: amava il cinema, il teatro, l’arte. Amava viaggiare per tutto il mondo, da sola o in compagnia del marito Alberto Moravia e di amici intimi. Amava gli animali, che infatti popolano sempre le sue pagine, e in particolare i gatti.

Era una donna controcorrente rispetto al panorama culturale novecentesco, non per protesta, ma per la volontà di inseguire le proprie convinzioni, in qualsiasi campo. Per esempio, quando le fu offerta la possibilità di occuparsi di una rubrica cinematografica in radio, Elsa accettò e per due anni recensì con acume vari lungometraggi fino al momento in cui, però, le fu chiesto di commentare positivamente un film da parte della direzione: la Morante si rifiutò, ritenendo questo comportamento inaccettabile, e diede le sue dimissioni, affermando che «è chiaro che non è più, d’ora innanzi, possibile la libera ed onesta espressione delle proprie opinioni attraverso la Radio».

Nel campo letterario seguì sempre la sua vena artistica, anche quando fu criticata per non aver scritto nell’immediato della guerra: lo fece in un secondo momento, ma solo quando fu lei a ritenerlo opportuno (mi riferisco, in particolare, al romanzo La Storia, pubblicato nel 1974).

 

LA PASSIONE E L’IMPEGNO VENGONO SEMPRE RIPAGATI

Credo che Elsa Morante, da come si vede da questi brevi scorci di vita che ho percorso, sia stata la prova di come la passione e l’impegno, alla fine, vengano sempre ripagati. La prova del fatto che non bisogna fermarsi davanti agli ostacoli, perché se si crede davvero in un obiettivo, lo si può raggiungere con le proprie forze e senza perdere se stessi.

Elsa vince il Premio Strega per L’isola di Arturo, nel 1957.

La scrittrice rimase fino alla fine con la penna tra le dita. A pochi mesi dalla sua morte, avvenuta nel 1985, sulla prima pagina di un piccolo quaderno che rimarrà bianco scrisse: «Soltanto oggi mi si risveglia nella memoria quell’incanto, che pure lasciò qualche segno sulla mia vita. C’è stato di mezzo un intervallo di tenebre e oblio totale, come se il fiume Lete mi avesse inghiottito dopo».

 


Grazie di cuore per aver letto l’articolo! Conosci Elsa Morante o hai mai letto uno dei suoi romanzi? Faccelo sapere con un commento!

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 RIPRODUZIONE RISERVATA

Erika Dumas

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