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Il realismo magico di Massimo Bontempelli

Un tema che da sempre affascina l’essere umano è quello del sogno, con tutti gli aspetti ad esso connesso. Sognando, entriamo in uno stato di incoscienza che ci trasporta in situazioni in cui vediamo immagini, incontriamo persone e visitiamo luoghi conosciuti o no: insomma, viviamo esperienze che vorremmo affrontare o di cui, invece, abbiamo paura.

sogno_conoshareQuanti di noi (io per prima) non hanno mai provato a cercare un’interpretazione di quello strano sogno i cui dettagli così vividi ci hanno impressionato a tal punto da condizionare un’intera giornata? Senza addentrarmi troppo nella questione del dare un significato ai sogni (fiumi di letteratura ne hanno trattato…), in questo articolo voglio parlarvi di un autore che ho conosciuto ai tempi del liceo, il quale mi ha particolarmente colpito per il suo modo di interpretare, o meglio, rivalutare il sogno e, in senso più ampio, la dimensione dell’onirico.

Si tratta di Massimo Bontempelli, scrittore dei primi anni del Novecento.
Dopo l’esordio da classicista, l’autore lombardo si è interessato al Futurismo e alle Avanguardie francesi e, proprio grazie a questi contatti, ha iniziato ad esplorare il terreno dell’irrazionale e della casualità apparente dei sogni, un’impostazione che coincise in gran parte con le pretese del primo manifesto surrealista di André Breton (1924).

Ancor prima di quest’ultimo, Bontempelli nel 1922 scrisse  La scacchiera davanti allo specchio, un racconto ben articolato che si snoda, attraverso un linguaggio semplice e chiaro, in una vicenda che parte da un fatto “reale” per approdare poi nel territorio ben più misterioso e affascinante dell’onirico.

La scacchiera davanti allo specchio: la trama

Il testo racconta la storia di un bambino di dieci anni che viene messo in punizione dai genitori in una stanza, all’interno della quale si trovano un vecchio specchio e una scacchiera.
Improvvisamente, mentre il bambino ragiona tra sé e sé riguardo allo specchio, si ritrova proprio dall’altra parte di quest’ultimo.

In questa nuova realtà i pezzi della scacchiera sono mutati in esseri viventi; infatti è proprio il re bianco ad avvicinare il protagonista, sconvolto ed impaurito, per spiegargli quel mondo così diverso e lontano da quello di tutti i giorni.

la scacchiera davanti allo specchio conoshareLo conduce quindi in una pianura infinita spiegandogli che il luogo, privo sia di spazio che di tempo, è abitato dalle persone che si sono guardate anche solo una volta allo specchio. La loro realtà è eterna ed immutabile, fino a quando lo specchio rimarrà intatto.

REALISMO MAGICO: TRA ONIRICO E REALTà

Bontempelli affronta l’onirico e lo ripropone ai lettori come un concetto a metà tra la realtà e la magia. Questo connubio è appunto definito realismo magico:

Unico strumento del nostro lavoro sarà l’immaginazione. Occorre imparare l’arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare […]. Il mondo immaginario si verserà in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale. Perché non per niente l’arte del Novecento avrà fatto lo sforzo di ricostruire e mettere in fase un mondo reale esterno all’uomo. Lo scopo è di imparare a dominarlo, fino a poterne sconvolgere a piacere le leggi. Ora, il dominio dell’uomo sulla natura è la magia.

Facendo questa operazione, l’autore con un’azione consapevole trasforma il mondo, o meglio, fa emergere un qualcosa già presente in ciò che noi definiamo realtà, per portarla alla luce e renderla vera. Insomma, Bontempelli spiega che la realtà può essere dominata e, di più, costruita attraverso la parte irrazionale che concretizza e rende vero ciò che vero non è mai stato considerato.

Infatti, fino alla fine della lettura de La scacchiera davanti allo specchio non è dato sapere se quello del bambino sia un sogno o meno, soprattutto perché quel mondo in cui si è ritrovato è presentato per tutto il corso della narrazione come vero ed autentico.

Nel 1955 la Compagnia di Prosa di Firenze della Rai ha registrato l’adattamento radiofonico de La scacchiera davanti allo specchio (clicca per andare al link). Sono 44 minuti di sogno fiabesco, per ritornare un po’ bambini e per edificare un nuovo mondo solo con la propria immaginazione.

Serve quindi un po’ di magia per costruire la nostra realtà di tutti i giorni? Forse sì, perché, come insegna Bontempelli, se puoi immaginarlo allora puoi crearlo. 😉


Grazie per la lettura! Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate, se avete mai letto questo racconto e anche qualche riflessione sul tema del sogno! 🙂

Se vi siete persi l’articolo precedente della nostra rubrica Letteratura, correte a leggerlo 🙂

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

Jessica D’Amato

4 pensieri su “Il realismo magico di Massimo Bontempelli

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