Le cruente versioni originali di Biancaneve e di Cenerentola

La versione Disney delle fiabe che conosciamo è il risultato di un lavoro di riscrittura su storie risalenti a molti secoli fa, appartenenti al folklore europeo e quindi tramandate in forma orale.

Facenti parti delle tradizioni popolari, le fiabe si rivolgevano a un pubblico eterogeneo, senza tener conto della distinzione tra adulti e bambini. Ed è proprio per questo motivo che si trovano spesso scene cruente o macabre.

Convinti dell’importanza culturale di queste storie, filologi e scrittori decisero di ascoltarle dalla viva voce del popolo, per poi fissare sulla carta la versione ritenuta più affadabile da tramandare ai posteri.

In questo articolo, in particolare, parleremo di Cenerentola e di Biancaneve.

Basile, Perrault e Grimm a caccia di fiabe

I principali raccoglitori delle fiabe che conosciamo sono tre.

Giambattista Basile (1566-1632): autore napoletano,  raccolse cinquanta fiabe in un libro noto come “Lo cunto de li cunti”. Oggi non se ne sente parlare molto spesso, ma è grazie a lui che la storia di Cenerentola venne messa nero su bianco per la prima volta col titolo “La gatta cenerentola”.

 

Charles Perrault (1628-1703): alla corte del Re Sole, raccolse e rielaborò undici fiabe della tradizione popolare, pubblicando nel 1697 un volume intitolato “I racconti di mamma Oca”. Tra le più importanti citiamo Cenerentola, La bella addormentata nel bosco, Cappuccetto rosso e il Gatto con gli Stivali.

 

I fratelli Grimm, Jacob (1785-1863) e Wilhelm (1786-1859), erano due linguisti e filologi tedeschi oggi ricordati per aver raccolto accuratamente le fiabe della tradizione orale, fissandole per sempre per iscritto, dopo averle rimaneggiate. Oltre a quelle già citate per lo scrittore Perrault, ricordiamo almeno Biancaneve, Hänsel e Gretel e Raperonzolo. Le storie, in totale, erano circa duecento. Si dice che la raccolta di fiabe dei Grimm sia il secondo libro più letto dopo la Bibbia.

 


Biancaneve

La versione che precede la Disney è proprio quella offerta dai fratelli Grimm: se l’inizio della storia è molto simile, nello sviluppo, ma soprattutto nel finale, compaiono dei dettagli decisamente diversi e cruenti.

Cena a base di fegato e polmoni (con gli omaggi di Hannibal Lecter)

Quando la matrigna, alimentata dall’ira di non essere la più bella del reame, incarica il cacciatore di condurre la piccola Biancaneve nel bosco per ucciderla, pretende come prova che le siano consegnati il fegato e i polmoni, e non il cuore. L’uomo, mosso dalla pietà, risparmia la bambina permettendole di fuggire: decide così di consegnare gli organi di un piccolo cinghiale. La regina, inconsapevole dell’inganno subito, ordina alla servitù di cucinarli per gustarseli avidamente.

Il risveglio accidentale della fanciulla

Come ben sappiamo, il morso della mela avvelenata provoca la morte apparente di Biancaneve. I sette nani, dopo averla riposta all’interno di una bara di cristallo, la espongono su un monte rimanendo a turno di guardia. Passa molto tempo prima dell’arrivo del principe: rimasto estasiato dalla sua vista, chiede e ottiene il permesso di condurla nel suo castello. I servitori, mentre trasportano il sarcofago sulle spalle, inciampano in un ramo provocando l’accidentale fuoriuscita del pezzo di mela e il risveglio della protagonista. Nessun bacio romantico dunque!

Matrimonio reale con ballo mortale

Alle nozze del principe viene invitata anche la matrigna. Quando questa, dopo essersi preparata, si specchia per ammirarsi scopre amaramente che Biancaneve è ancora viva, senza però immaginare che possa essere proprio lei la futura principessa. Infatti, l’amara scoperta avviene  al matrimonio, nel quale le viene tesa una trappola:  dopo aver visto la figliastra vestita da sposa, viene costretta a indossare delle scarpe di ferro incandescente e a ballare fino alla sua morte.

 


Cenerentola

Di Cenerentola possediamo tre versioni molto diverse tra di loro. Quella che più si avvicina alla Disney è sicuramente la storia offerta da Perrault perché ritroviamo molte delle scene che conosciamo (la scarpina di cristallo compare con lui per la prima volta), contornate da elementi magici e alimentate dalla bontà della protagonista, con un lieto fine che prevede addirittura il perdono delle due sorellastre poi accolte a corte.

Le altre due versioni si distanziano notevolmente da Perrault, data la presenza di aspetti macabri e sanguinolenti.

Zezolla: la Cenerentola killer di Basile

Zezolla, al culmine dell’insofferenza, decide di uccidere l’odiosa matrigna, su consiglio dell’amata istitutrice, con lo scopo di persuadere il padre a sposare quest’ultima. Raggiunto l’obiettivo però, la nuova moglie si rivela essere una matrigna peggiore della precedente: conduce a casa le sue sei figlie, tenute nascoste fino a quel momento, le quali in poco tempo conquistano il cuore del patrigno che inizia a trascurare la figlia, trattata come una serva e chiamata con il nomignolo di “gatta cenerentola”.

Di ritorno da un viaggio, il padre porta alle figliastre accessori di bellezza e alla figlia un dattero, che una volta coltivato cresce fino a prendere le sembianze di una fata: questa, con una formula magica, esaudirà i desideri della fanciulla.

Ed è proprio in occasione di una festa reale che Zezolla avrà la possibilità di prendervi parte, per ben tre sere, vestita in maniera così principesca da far innamorare istantaneamente il re. Quest’ultimo ordina a un servitore di inseguire la fanciulla per scoprire la sua identità: nella fuga lei perde la preziosa scarpetta. È solo convocando tutte le donne del reame a corte che il sovrano ritrova la sua amata, sposandola a dispetto dell’odiata famiglia.

Piedi mozzati e occhi cavati nella Cenerentola dei Grimm

La protagonista della versione Grimm, che dimostra sempre un animo gentile come insegnatole dalla madre prima di morire, è vittima dei soprusi della matrigna e delle due sorellastre. Il padre, una volta tornato da un viaggio di lavoro, esaudisce le richieste ricevute: consegna perle e gemme alle figliastre e un ramo di nocciolo alla figlia. Cenerentola pianta il dono ricevuto presso la tomba della madre e vi si reca tre volte al giorno, innaffiandolo con le sue lacrime. Qui viene realizzato ogni suo desiderio, grazie a una formula magica recitata a un uccellino posto sul rametto.

Ed è così che la ragazza, nonostante le insidie della matrigna, riesce per tre sere di fila a partecipare al ballo, incantando con la sua bellezza il figlio del re e fuggendo a tarda serata per non essere scoperta dalla famiglia. La terza sera, il principe, esausto, cerca di trattenerla facendo versare della pece sulle scale, ma l’unica cosa che vi rimane attaccata è la sua scarpetta d’oro.

Il giovane si reca di casa in casa facendo calzare la scarpa a ogni fanciulla che incontra, fino a quando giunge proprio a casa di Cenerentola. Le due figliastre sono disposte a tutto per sposare il principe e su consiglio della madre si mozzano i piedi per riuscire nell’intento: la prima il pollice e la seconda il calcagno. Il sacrificio risulta vano perché in entrambi i viaggi verso il castello, due colombe poste sul ramo avvertono il principe di controllare la scarpa, che risulta essere infatti insanguinata, e di ritornare indietro per ritrovare la sua vera amata. Nonostante l’opposizione del padre e della matrigna, Cenerentola è finalmente condotta alla sua presenza, dimostrando di essere colei che ama.

Le sorellastre, le quali si presentano volontariamente al matrimonio per cercare di ingraziarsi la futura regina,  ricevono una crudele punizione, venendo accecate proprio dalle due colombe.

 


Conoscevi le versioni originali di queste due fiabe? Se ti va lascia un commento! E se ti sei perso l’articolo precedente della nostra rubrica di Letteratura ti consiglio di leggerlo 😉

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© riproduzione riservata

Erika Dumas

4 pensieri su “Le cruente versioni originali di Biancaneve e di Cenerentola

  1. inchiostronoir ha detto:

    Quante versioni diverse per le fiabe e quanti errori e correzioni!
    Per esempio, Cenerentola non ha mai avuto una scarpa di cristallo. Questo errore è dovuto alla stessa pronuncia di “verre” (vetro) e “vair” (pelliccia di scoiattolo, pregiatissimo in passato). Il problema è che è stato trascritto in modo errato e tradotto male in seguito: il presunto “verre” è stato trasformato in cristallo.
    Ma nessuno si è mai chiesto quanto è difficile ballare e poi correre ai rintocchi di mezzanotte con delle scarpe di cristallo? Infatti, Cenerentola poteva ballare e correre facilmente con delle scarpe fatte di preziosa pelliccia, il must per fare colpo su un principe dell’epoca!

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  2. Erika Dumas ha detto:

    Ciao Inchiostronoir e grazie per aver letto l’articolo e per essere intervenuto! Credo che sia proprio l’origine orale di queste fiabe ad aver provocato molteplici versioni e, di conseguenza, errori o fraintendimenti nelle varie traduzioni. Ed è così che oggi affiorano curiosità linguistiche e filologiche. Molto interessante il tuo commento sul materiale della scarpina.
    Sono d’accordo sulla scomodità del cristallo ahahhah, ma forse è stato anche considerato più d’effetto rispetto alla pelliccia! Comunque, indipendentemente dal materiale, secondo me è difficile ballare e correre anche solo con dei tacchi 😀 perciò sceglierei volentieri una comoda scarpina di pelliccia!

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  3. Ari ha detto:

    Ho fatto la tesina sulle fiabe al liceo e ho imparato che la fiaba non nasce con l’intento pedagogico ed educativo che intendiamo oggi, non era neanche intrattenimento come lo intendiamo oggi, ma le fiabe di allora erano un vero e proprio monito.
    Personalmente, vuoi perché sono appassionata di mio e vuoi perché quella tesina di anni fa mi ci ha fatto appassionare ancora di più, adoro la loro evoluzione dalle origini ad oggi. Dalla loro nascita sono passate letteralmente di mano in mano, di secoli, di cultura in cultura e ne hanno assorbito ogni essenza. Le trovo preziose per questo motivo, ci insegnano molto dei tempi passati e anche del tempo che stiamo vivendo oggi.

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    • Erika Dumas ha detto:

      Ciao! Grazie per il bellissimo commento che hai lasciato. Mi trovi d’accordo: credo che le fiabe siano così ricche di significato proprio grazie al percorso che hanno compiuto nel corso dei secoli. Di conseguenza, le diverse versioni che possediamo risvegliano continue curiosità linguistiche, filologiche e anche storiche.
      Ho visto il tuo blog, complimenti! Ci siamo iscritte e ti seguiremo volentieri 😀 A presto!

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