Misoginia o sfortuna? Le donne “sbagliate” del primo Svevo

Se si sente parlare di Italo Svevo normalmente il primo pensiero va al suo capolavoro, La coscienza di Zeno, il romanzo che ha dato il meritato successo all’autore triestino.

Ma il nostro Italo, o se vogliamo essere più precisi, Hector (era per metà austriaco, da qui lo pseudonimo Italo Svevo per indicare la sua doppia provenienza) nei suoi primi anni di attività scrisse, pagandoseli da solo, altri due romanzi, altrettanto degni di attenzione. Sto parlando di Una vita e di Senilità, in qualche modo precursori, per il loro aspetto vagamente psicoanalitico, della più fortunata Coscienza di Zeno.

i romanzi di Italo Svevo conoshareSe ne avete sentito parlare solo di sfuggita, magari in un veloce elenco delle opere dello scrittore, non vi preoccupate: nemmeno ai tempi che furono questi due romanzi ebbero risonanza, anzi, a dirla tutta passarono quasi inosservati! Infatti Svevo, frustrato e deluso, ebbe il pensiero di abbandonare per sempre la letteratura. Ma per fortuna non lo fece.

Grazie al caro amico Joyce, che fu uno tra i primi ad accorgersi delle grandi capacità di Svevo, Hector continuò a scrivere. Il successo definitivo gli sarebbe però poi derivato dalla recensione di Montale…ma questa è un’altra storia!

Veniamo al dunque. Come avrete intuito, oggi vi parlerò dei primi due romanzi di questo scrittore, nello specifico di un aspetto particolare: il concetto di amore espresso all’interno di queste opere, con riferimento alle donne “sbagliate” che i due protagonisti incontrano.

UNA VITA E SENILITÀ: ALLA RICERCA DELL’AMORE

Senza stare a dilungarmi sulle due trame, che sicuramente dopo la lettura di questo articolo andrete a leggere 😉 voglio brevemente accennare ai due protagonisti.

  • Alfonso Nitti, il protagonista di Una Vita, è un ventiduenne un po’ mammone che dal suo villaggio va a Trieste a cercar fortuna. Entra così a lavorare come impiegato nella Banca Maller e si invaghisce della figlia del capo, la mora Annetta.
  • Senilità si incentra sulla figura del trentacinquenne Emilio Brentani, impiegato anche lui, il quale gode della fama di un’opera scritta qualche anno prima (riferimenti autoreferenziali di Svevo puramente casuali…). Emilio s’innamora di Angiolina, la “donna del popolo”, e prova per lei un sentimento che arriva quasi fino all’ossessione.

Come è vista la ricerca dell’amore in questi due lavori e perché il titolo dell’articolo parla di misoginia o sfortuna?

LA VISIONE DELL’AMORE

La visione dell’amore che emerge è prettamente maschile: Svevo filtra questo sentimento solo attraverso gli occhi dei protagonisti, o tutt’al più, attraverso quelli di altri uomini presenti nella vicenda. E di conseguenza…sì, è una visione un po’ maschilista.

Per intenderci: Annetta, in Una vita, è vista da Alfonso come mezzo attraverso cui poterla visione dell'amore in Una vita di Svevo migliorare il proprio status sociale. Per il ragazzo sposarsi con lei significherebbe non esser più l’impiegato un po’ sfigatello che fa un lavoro frustrante e ripetitivo.

È anche vero che a lungo andare inizia a provare dei sentimenti per Annetta, perché attratto da questa donna che è l’opposto di lui: forte, allegra, sicura di sé e, aspetto decisamente più importante, ricca.

senilità di italo svevo conoshare

Angiolina è l’emblema della gioventù: bellissima, solare, sorridente, tutte caratteristiche che incantano il grigio Emilio il quale può finalmente abbandonare la sua vita fatta di Senilità, come dice lo stesso titolo del romanzo,  e vivere un’avventura spensierata.

Ma anche qui la donna è il mezzo per raggiungere uno scopo: allontanare dalla propria interiorità lo stato di vecchiaia e di inerzia che sta per affliggere il suo fragile animo.

LE DONNE SBAGLIATE

Ebbene, l’aspetto più interessante dei due romanzi è che le donne di cui s’innamorano Alfonso ed Emilio sono proprio le donne più sbagliate di cui potevano innamorarsi.

Perché? Annetta gioca con Alfonso e alla fine è lei che usa lui come un semplice passatempo. E cosa più triste…dopo il fallimento di questa relazione Alfonso prende una decisione veramente drastica. (non ve la spoilero).

Emilio è abbandonato da Angiolina, che nel frattempo è impegnata a concedersi a quasi tutti gli uomini della città, per altro in uno dei momenti più delicati della vita dell’uomo, cioè durante l’agonia della sorella Amalia colpita dal delirio (e poi non bisogna parlare di sfortuna?).

Anche se con la donne il protagonista vive un rapporto che si può a tutti gli effetti definire di amore-odio, questo non sfocia in misoginia. Né Alfonso né Emilio arrivano, dopo le loro vicende, ad avere un atteggiamento di avversione nei confronti delle ragazze, perché in qualche modo ne rimangono uniti da un sentimento di ammirazione e di sincero affetto. Quello che era opportunismo si trasforma allora in un reale sentimento. Solo che hanno scelto le donne sbagliate su cui indirizzare sia le proprie ambizioni, sia il proprio cuore.

AMORE E INETTITUDINE

Tutto questo discorso è funzionale all’idea stessa del personaggio sveviano di inetto. L’uomo non può cambiare la propria condizione secondo Svevo, concezione influenzata anche delle teorie schopenhaueriane e darwiniane.

Per dirla in altre parole, come recita un famoso proverbio: “Se nasci tondo non puoi morire quadrato”. E quindi i due protagonisti perdono amaramente.

Ecco che l’idea d’amore si collega a quella di inettitudine perché Alfonso ed Emilio, i due “fratelli”, non riescono ad avere la meglio nella relazione con la donna, e a raggiungere così i loro obiettivi. Queste donne sbagliate vincono perché sono le più forti nella lotta per la vita e quindi lo scopo per cui i due ragazzi iniziano una relazione con queste fanciulle si rovescia di segno, totalmente a discapito solo ed esclusivamente di Alfonso ed Emilio.

Non voglio dirvi altro sulle due trame, ma se vi interessa il mio consiglio è di leggere questi due romanzi per apprezzare l’impegno di Svevo nella resa psicologica dei suoi personaggi. Soprattutto Senilità tocca livelli altissimi in questo senso.

Voglio lasciarvi allora una citazione tratta proprio dalle pagine di questa opera, che raccontano il senso di sgomento provato da Emilio davanti alla propria triste condizione, una riflessione che scaturisce dalla contemplazione del mare:

Anche là, nel turbine, nelle onde di cui una trasmetteva all’altra il movimento che aveva tratto lei stessa dall’inerzia, in un tentativo di sollevarsi che finiva in uno spostamento orizzontale, egli vedeva l’impassibilità del destino. Non v’era colpa, per quanto ci fosse tanto danno.

Italo Svevo, Senilità, 1898


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Scopri gli altri articoli della nostra rubrica Letteratura e dai un’occhiata all’articolo precedente 😉

Al prossimo articolo!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Jessica D’Amato

3 pensieri su “Misoginia o sfortuna? Le donne “sbagliate” del primo Svevo

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