Game of thrones e i buoni che non vincono

Game of Thrones e i buoni che (forse) non vincono


ALLERT SPOILER: Se sei un fan di Game of Thrones probabilmente è per questo che stai per leggere l’articolo. Se non lo sei invece, ma sei incuriosito dal titolo, voglio solo avvisarti del rischio spoiler che troverai di seguito. A te la scelta 😉

“E vissero tutti felici e contenti”: chi di noi, fin da bambino, non ha letto favole e storie in cui i protagonisti, di solito i “buoni” della vicenda, dopo aver attraversato molte avventure e prove da superare, riescono a trionfare sui cattivi, portando così la vicenda verso una fine felice?

Nell’immaginario comune di noi lettori è scontato – quasi sempre – che ogni storia veda trionfare il bene sul male. Del resto questo meccanismo è tipico dell’intreccio della fabula, composta da una situazione iniziale, una complicazione, la risoluzione del problema e lo scioglimento finale.

Ma chi è un fedele appassionato di Game of Thrones sa molto bene che questo schema non funziona per le vicende raccontate da George R. R. Martin. Noi amanti del Trono di Spade siamo ormai abituati a dover rivedere le nostre aspettative, a rimanere a bocca aperta assistendo al rovesciamento degli eventi verso una soluzione che ribalta ciò che avevamo immaginato. Proprio per questo motivo sentiamo la necessità di confrontarci con amici e parenti per fare possibili previsioni sul futuro delle vicende, puntualmente sbagliando completamente pronostici.

Il ribaltamento della “favola lieta”

Ned stark conoshareLa grande forza di questa saga sta proprio in questo: Game of Thrones sconvolge gli schemi della “favola lieta”, o più propriamente del lieto fine. Pensiamo a cosa accade agli inizi della vicenda: un personaggio buono e coraggioso come Ned Stark muore sotto la scure di un ragazzino sadico e vendicativo, fatto re illegittimamente.

Questo evento forse si può considerare la chiave di volta dell’intero romanzo e serie tv. Da questo momento in poi il lettore/spettatore è catapultato in una realtà in cui nulla più è prevedibile: le qualità positive dell’eroe, il coraggio, la lealtà, la bontà, soccombono nell’universo dei cattivi. Questi ultimi – per intenderci, i Lannister – attraverso la crudeltà e la strategia, reggono e manovrano perfettamente i fili del gioco del trono: ecco che allora ogni loro mossa è volta ad annientare il nemico, quello buono.

i buoni non hanno la meglio

Ed ecco perché a mio parere la potenza e, di più, la bellezza di questa serie tv risiede proprio in ciò: non ci aspettiamo più che i buoni abbiano la meglio, ma in ogni caso continuiamo a sperarlo.

La riformulazione delle aspettative

Così, nella logica di questo meccanismo, chi non ricorda ancora lo sconvolgimento provato davanti alla morte di Robb Stark, della madre e della giovane moglie incinta? Qui si trova un aspetto che, nella mia visione, è un altro punto di forza di Game of Thrones: il filo logico degli eventi si interrompe bruscamente. In altre parole, come può proseguire la vicenda se ormai il protagonista, o l’antagonista – dipende dal punto di vista – viene sconfitto? Come continua la lotta al trono se chi vuole ristabilire l’ordine è morto?

rifolmulazione delle aspettative GOT conoshareDopo la morte di Re Robb infatti appare ormai chiaro che i Lannister hanno la meglio nel gioco del trono. Ebbene, il Trono di spade mescola di continuo le carte, portando il lettore/spettatore a dover riformulare nella propria mente scenari, aspettative e idee su come potrà svolgersi la vicenda, lasciando quasi sempre un senso di smarrimento. Questo senso di smarrimento conduce chi legge e chi guarda la serie a proseguire, per comprendere fino a che punto si può spingere la vicenda e sconvolgere tutte le aspettative. I buoni non vincono e chi è il cattivo rimane sempre tale: Cersei e Lord Bealish ne sono l’emblema, per non parlare dei cattivissimi Estranei.

g.g. martin vs il ClichÉ dell’eroe positivo

Nell’universo di Westeros allora sembra proprio che il male quasi sempre abbia la meglio sul bene. Del resto, lo stesso autore G.G. Martin in un’intervista rilasciata in Russia lo scorso 24 agosto, in occasione della fiera Petersburg Fantasy Assembly, ha spiegato perché le sue trame si differenziano moltissimo da quelle in cui si trova il cliché dell’eroe positivo che trionfa sempre e comunque. Come è stato riportato da isolaillyon.it, Martin alla domanda “Perché non li risparmia?”, riferita alle tante morti dei personaggi, ha risposto:

Prima di essere uno scrittore sono stato un lettore. E penso che come scrittore non faccio altro che scrivere ciò che vorrei leggere. Tutti gli autori fanno più o meno questo. Come lettore imparai molto presto a odiare i libri prevedibili: tutti ne abbiamo letti, sembra che appena inizi a leggere un romanzo del genere sai esattamente cosa aspettarti, come andrà a finire. C’è l’eroe e il cattivo, l’eroe se la vedrà brutta per un po’, ma alla fine in qualche modo trionferà. […]
Non mi piacciono i libri così. Mi piacciono quelli che mi sorprendono, mi scioccano, mi portano in luoghi sconosciuti, mi scatenano emozioni, mi impauriscono, mi eccitano, mi appassionano. Voglio che i miei libri siano così per chi li legge. Quando un personaggio è nei guai, rischia la vita, e voglio che il lettore abbia paura, senta la tensione e l’eccitazione. Scamperà al pericolo? Penso che l’unico modo per ottenere ciò sia uccidere qualcuno di importante in maniera inaspettata quanto prima. Così che i lettori sappiano che questo è un libro dove tutto può succedere, e che quando il pericolo incombe i personaggi non sono mai al sicuro.

L’autore delle Cronache del ghiaccio e del fuoco sconvolge di proposito la classica struttura della fabula in modo da generare un incredibile effetto di straniamento per il lettore/spettatore.

Ed è così che tutti noi, attraverso questa serie, siamo stati rieducati a valutare il ruolo del protagonista e dell’antagonista in una nuova ottica in cui non è più così scontato che la luce del bene spazzi via le tenebre del male.

il ribaltamento della favola lieta in game of thrones conoshare

Sappiamo però che la serie tv, nelle ultime stagioni, si sta discostando dai libri. Così viene da chiedersi: se seguiamo l’andamento degli eventi, dovremmo credere che questo apparente cambio di rotta sia solo frutto dell’ironia di Martin e degli autori della serie, mentre in realtà la vicenda sferzerà velocemente verso un finale, per così dire, non lieto? Riuscirà Jon Snow a sconfiggere il Re della Notte o davvero non sa (e non ha ancora capito) niente?

La parola a voi. Diteci nei commenti cosa ne pensate, in attesa della prossima stagione prevista, purtroppo, nel 2019.

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Infine, non perderti l’articolo precedente della rubrica Cinema e Letteratura

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Jessica D’Amato

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