Il manoscritto più misterioso al mondo finalmente decifrato

Il manoscritto Voynich, “il libro più misterioso del mondo”, come lo ha definito Robert Brumbaugh, docente all’Università di Yale, è stato finalmente decriptato, grazie a una macchina inventata a distanza di mezzo millennio dalla stesura del documento.

QUALCHE CENNO SUL CODICE

Il codice, risalente al XV secolo – stando alla datazione fornitaci dal metodo del radiocarbonio –, contiene un sistema di scrittura che per secoli era rimasto illeggibile agli studiosi. Ciò che rende il volume ancora più interessante sono le rappresentazioni di piante ancora oggi inidentificate.

Sezione botanica del manoscritto

Il tomo è scritto e illustrato a mano, è di piccole dimensioni (16×22 cm) e consta di 102 fogli di pergamena, per un totale di 204 pagine. È privo di titolo e non se ne conosce l’autore. Oltre alle ambigue illustrazioni di carattere botanico, ce ne sono altre con curiosi simboli, animali, sfere celesti e donne sconosciute, talvolta impegnate in attività del tutto incomprensibili.

Sembra che il primo proprietario del libro, il mago ed esoterista John Dee, lo avesse ricevuto dalla famiglia del duca di Nothumberland, che se ne era impadronito in un monastero inglese, tra i tanti da lui rapinati durante il regno di Enrico VIII.

Il nome fu attribuito al codice solo nel 1912, dall’antiquario russo Wilfred Voynich che lo ritrovò nella biblioteca dei Gesuiti di Villa Mondragone a Frascati, quando lo si riteneva ormai perduto per sempre.

Ora è conservato all’Università di Yale, col numero inventario Ms 408 e dove ha subito una scansione integrale gratuita in formato pdf.

Per consultarlo vai al seguente link https://brbl-dl.library.yale.edu/vufind/Record/3519597

 

Un nuovo approccio tramite l’Intelligenza Artificiale

A seguito dei numerosi studi avvenuti nei secoli si sono manifestate più posizioni, tra cui quella di ritenere il codice un falso storico. Ma ora, grazie ad alcuni scienziati informatici canadesi, si potrà forse fare più luce sulla realtà del caso.

Alcune pagine della sezione biologica, dove delle donne appaiono immerse in un liquido scuro

I ricercatori dell’Università di Alberta hanno utilizzato l’Intelligenza Artificiale per decodificare sezioni del manoscritto, usando una tecnica chiamata “decifrazione algoritmica” per rivelare il linguaggio sottostante e crittografato nascosto dietro le strane parole del libro.

Non è sicuramente un’operazione facile, a detta dello stesso team di studiosi, dato l’alto numero di incognite. Ad essere sconosciuto non è infatti solo il linguaggio, ma anche il sistema alla base di esso.

Il team era convinto che la lingua del manoscritto potesse essere riconducibile all’arabo, ma la macchina intelligente ha indicato l’ebraico come la fonte più probabile, estrapolando altre potenziali corrispondenze che non erano comunemente usate per la scrittura durante il Medioevo.

I ricercatori hanno ipotizzato che il codice che agisce sulla lingua ebraica potrebbe essere un esempio di anagrammi ordinati alfabeticamente (chiamati alphagrams), che riorganizzano l’ordine delle lettere in parole, mentre fanno cadere le vocali.

Il tentativo di decodificare le prime 10 pagine del testo con la loro intelligenza artificiale ha prodotto risultati misti. Se però la maggior parte delle parole erano contenute in un dizionario ebraico, al tempo stesso i linguisti non erano sicuri avessero un senso insieme.

Nella sezione che si pensa sia dedicata alla botanica sono state individuate ad esempio parole come “contadino”, “aria”, “fuoco”, “luce”, il che fa pensare non si tratti di coincidenze.

Come inizierebbe dunque il misterioso libro secondo l’Intelligenza artificiale?

Lei fece raccomandazioni al sacerdote, all’uomo di casa, a me e alla gente“, una frase decisamente strana per cominciare un manoscritto, ma che potrebbe avere un senso, se lo si collega ad esempio alle possibili raccomandazioni sull’utilizzo di certe erbe o piante.

Ciò di cui si avrebbe bisogno ora per procedere con gli studi sono degli antichi storici ebraici.

D’altronde la macchina intelligente può solo fungere da input per uno studio che andrebbe riservato ai tecnici del settore, quindi linguisti e storici.

 

Se conosci l’ebraico prova a cimentarti nella codificazione, magari scoprirai qualcosa di davvero interessante e necessario alla prosecuzione degli studi!


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Se ti sei perso l’articolo precedente della rubrica Il diario del filologo clicca qui per leggerlo.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Giulia Procopio

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