La pergamena: un materiale animale

La pergamena si può considerare uno dei più preziosi materiali scrittori. Fece infatti parte di un cospicuo uso da parte dei librai e degli scribi, andando a soppiantare il precedente papiro e a dominare tutto il Medioevo, fino a quando non fu progressivamente sostituita dalla carta, materiale meno pregiato ma decisamente più economico.

l’origine

Il termine pergamena deriva dal latino pergamena, che significa «foglio da scrivere di Pergamo». Plinio ci racconta le vicende che portarono alla sua invenzione. In seguito alla forte rivalità che c’era tra la biblioteca di Alessandria e la biblioteca di Pergamo, le due più importanti  dell’epoca, gli Egiziani imposero il divieto di esportare il papiro. Fu proprio questa dura mossa a spingere Pergamo (oggi Bergama, in Turchia) a inventare la pergamena nel II secolo a.C. In realtà l’approdo a questo nuovo supporto fu più graduale: iniziò a diffondersi in Occidente tra il I e il IV secolo d.C. fino a tutto il Medioevo, in seguito al progressivo impiego della carta tra il XIII e il XIV secolo circa.

PROCESSO DI PRODUZIONE DELLA PERGAMENA

La pergamena era realizzata con pelle di animale, solitamente di capra, di pecora o di vitello, ed era il risultato di un lungo processo. Innanzitutto si lasciava macerare la pelle nella calce con l’obiettivo di farle perdere peli e grasso. Una volta pulita e bagnata, la pelle veniva distesa su un telaio: dopo essere stata accuratamente levigata con un coltello d’acciaio, era lasciata essiccare completamente. Per renderla adatta alla scrittura si passavano poi la pietra pomice e il gesso. La pelle, a questo punto, appariva sottile, pulita e bianca: la pergamena ottenuta veniva dunque tagliata e rifilata per ricavarne dei fogli.

IMPOSIZIONE

Il foglio di pergamena, una volta pronto, veniva ripiegato affinché andasse a formare i fascicoli presenti nei codici. Uno dei formati più frequenti era quello in-quarto, che si otteneva piegando due volte un foglio intero, la prima volta lungo il lato minore, la seconda lungo il lato maggiore. Il fascicolo o segnatura constava di 8 pagine ossia 4 carte, da cui il nome del formato:

Solo successivamente i bordi dei fascicoli venivano ritagliati per rendere le carte indipendenti.

Ogni carta distingue poi un recto e un verso. Il recto è la faccia della pergamena che, aperto il volume, vediamo alla nostra destra ed è tendenzialmente più pulita rispetto al verso dove, se il lavoro di raffinatura non era stato svolto con grande cura, si possono intravedere talvolta la schiena dell’animale e i segni del pelo.

UN MATERIALE TANTO DURATURO QUANTO COSTOSO

La pergamena è il materiale più resistente ed elastico in assoluto, più del papiro e della carta. Al di là dell’inevitabile ingiallimento, maggiore o minore a seconda dello stato di conservazione, può resistere per molti secoli in buone condizioni.

Dato il materiale impiegato e il lungo processo di lavorazione, la pergamena aveva un costo decisamente elevato. I manoscritti pergamenacei, dunque, avevano un prezzo direttamente proporzionale alla loro dimensione. Per esempio, per realizzare la Bibbia di Souvigny, costituita da 392 fogli di cm 56×39, fu necessario impiegare ben 200 pelli! Decisamente un libro lussuoso e costosissimo.

I preziosi fogli pergamenacei venivano usati con accortezza, evitando assolutamente gli sprechi. Capitava addirittura che i fogli venissero riutilizzati una seconda volta, dopo essere stati raschiati e lavati per eliminare le tracce della scrittura precedente: in questi casi particolari si parla di palinsesti.

LA PERGAMENA COME MATERIALE DI COPERTINA

La pergamena poteva essere usata anche per il rivestimento del volume. Talvolta incontriamo infatti codici con la copertina creata incollando la pergamena sul cartone. Se la pelle appare afflosciata, è perché ne è stata usata, in tutta probabilità, una di rimpiego. Se invece è innalzata, significa che c’è stato un uso inadeguato della colla, la quale non va stesa direttamente sul cartone affinché questo non si dilati.

I MANOSCRITTI LUSSUOSI CON LA PERGAMENA “sbagliata”

A Borgogna, all’inizio del XV secolo scoppia un vero amore per il lusso e viene implementata la richiesta di manoscritti preziosi. Questi venivano prodotti prendendo a modello codici più antichi dove la pergamena, a seguito dell’usura e del passaggio del tempo, appariva giallognola. A quell’epoca la pratica della lavorazione della pergamena stava già andando verso il declino, per cui gli artigiani erano ignari del fatto che la pelle, a fine lavorazione, dovesse mostrarsi invece bianca. Il risultato fu spesso quello di codici sì lussuosi, ma con fogli particolarmente scuri e spessi, e con il dorso dell’animale perfettamente visibile sul verso.

OBIEZIONE AL RESTAURO

L’aspetto della pergamena può regalare al filologo numerosi ed interessanti indizi sul codice e sulla sua pratica di utilizzo. Ai fini della ricerca scientifica il restauro è quindi bandito – a meno che il codice verta in condizioni davvero critiche –, perché andrebbe a ripulire i fogli della loro storia, anzi, talvolta questi ultimi vengono persino rovinati: non sono rari i casi in cui ai bordi della pergamena rimangono i segni lasciati dalle puntine usate per stenderla o quelli in cui avviene il decentramento dello specchio di scrittura a seguito del ritaglio dei bordi.


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Se ti sei perso l’articolo precedente della rubrica Il diario del filologo clicca qui: Visionare stampe antiche: l’importanza di chiamarsi Giovanni Battista.

 

© Riproduzione riservata

Erika Dumas e Giulia Procopio

 

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