“Senza atomica”. La mostra per creare una cultura di pace

Ha preso avvio il 17 gennaio presso il Mastio della Cittadella di Torino la mostra “Senza atomica”, un’esposizione ideata dall’Istituto buddista italiano Soka Gakkai e patrocinata dal Consiglio regionale del Piemonte-Comitato regionale per i diritti umani, oltre che dall’Università degli Studi di Torino e da altri enti.
“Senza atomica” è partner di ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear weapons), pertanto non si presenta solamente come una mostra, ma anche come una campagna di sensibilizzazione per promuovere una cultura di pace.

l’obiettivo della mostra

Basterebbero “solo” 9 bombe atomiche per causare l’equivalente delle vittime di entrambi i conflitti mondiali: questa è l’amara realtà, che nei nostri tempi può essere ancora una minaccia. «Facciamo un appello come essere umani ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità e scordatevi del resto. Se riuscirete a farlo si aprirà la strada verso un nuovo paradiso; se non ci riuscirete, si spalancherà dinanzi a voi il rischio di un’estinzione totale». Il nuovo paradiso di cui nel 1955 parlavano Russell e il grande Einstein è la creazione di un mondo in cui lo scopo dell’uomo deve essere quello di creare la pace, un’idea che, sebbene possa risultare utopistica, può essere realizzabile. La mostra “Senza atomica” ha così l’obiettivo di creare nelle coscienze una nuova consapevolezza: è possibile ottenere il disarmo mondiale solo attraverso il perseguimento della pace nella vita di ogni singolo individuo.

LE SEZIONI

All’interno del museo nazionale di artiglieria di Torino l’esposizione si snoda in quattro sezioni, ognuna delle quali affronta una tematica principale: a partire dal concetto di sicurezza umana e del valore che ogni persona vi attribuisce, si passa a una breve rassegna dei principali dati riguardanti il numero effettivo di armi nucleari presenti a livello globale. Il dato è sconcertante: circa 16.000, e l’Italia, anche se non ne produce, ne detiene di fatto il 30%.
Il percorso continua attraverso l’invito alla riflessione anche sulle conseguenze che derivano dalle esplosioni: effetti elettromagnetici e ricadute radioattive con conseguenti nascite di individui affetti da malformazioni e disabilità. La menzione alle terribili vicende di Hiroshima e Nagasaki è d’obbligo, e ancora una volta i numeri delle vittime innocenti toccano corde che risvegliano quell’esigenza di umanità di cui si accennava.
Poi, all’improvviso, un tremendo boato: la mostra vuole fare vivere agli spettatori un’esperienza a 360 gradi riproducendo sonoramente lo scoppio di una bomba atomica. Sono minuti tremendi, in cui quasi realisticamente si percepisce, attraverso le vibrazioni e i spaventosi bassi, un senso di impotenza, paura e smarrimento.

il messaggio di pace

Ma con un cambio di luci e di suoni si passa alla sezione che promuove il messaggio di fondo dell’intera mostra. Si parla allora di strumenti attraverso cui il singolo può realizzare un mondo dove gli uomini possono portare valore alla propria vita, e a quella degli altri, solo superando il conflitto che genera la guerra a ogni livello dell’esperienza umana. Infine, il messaggio di speranza viene avvalorato dalle azioni che effettivamente stanno avvenendo, al fine di costruire una solidarietà globale per l’abolizione delle armi nucleari. Il 7 luglio 2017, infatti, a New York l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato il trattato sul divieto delle armi nucleari, un trattato sì approvato ma che purtroppo ancora non garantisce un effettivo controllo, tra le altre cose, della produzione o del possedimento delle armi nucleari.
L’esposizione così si conclude con le parole di Josei Toda (1900-1958), secondo presidente della Soka Gakkai: «Noi, i cittadini del mondo, abbiamo l’inviolabile diritto alla vita. Chiunque provi a mettere a repentaglio questo diritto è un diavolo, un demonio, un mostro».

Vi lascio di seguito la locandina della mostra, che sarà presente fino al 27 febbraio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Jessica D’Amato

 

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