Furto del Sacro Graal di “Harry Potter” dal valore di 40 mila sterline

– Ho fatto una rapina –, – in quale banca? – , – nella libreria all’angolo – .

Buffa la risposta che i due protagonisti del furto di una prima edizione di Harry Potter e la pietra filosofale si potrebbero ritrovare a dare ai compagni di cella.

Quando si pensa a un luogo remunerativo da scassinare sicuramente la libreria non è al primo posto della lista, eppure i libri, soprattutto se edizioni rare o antiche, possono avere un valore notevole.

È proprio il caso di alcuni testi trafugati in una libreria di Norfolk, in Gran Bretagna, tra la notte dell’8 e il 9 gennaio.

Per quanto riguarda il libro della Rowling si tratterebbe di quello che i collezionisti di Potter chiamano “Holy Grail”, cioè Sacro Graal: la prima edizione, in copertina rigida, pubblicata nel 1997 e di cui erano state fatte solo 500 copie.

Risulterebbero rubati anche una prima edizione di Lo Hobbit di J. R. R. Tolkien del 1937, quattro prime edizioni di Winnie de Pooh, una copia firmata de Il colore della magia di Terry Pratchett, una copia de Il Grande Gatsby del 1925, una copia tascabile di Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo, con un’impronta digitale di Stephen Hawking e due prime edizioni de L’ultimo cavaliere di Stephen King.

Il valore delle singole edizioni si aggira tra le 2000 e le 9000 sterline. Dunque, è inevitabile pensare che gli indiziati siano persone appassionate ed esperte del settore. Ma più precisamente, chi è che ruba nelle librerie? E, statisticamente, quanti furti avvengono in questi luoghi?

Sembra che un libro su cento venga rubato dagli scaffali in cui è in vendita. A dichiararlo è Riccardo Cattaneo, ex-direttore generale delle librerie Mondadori che si è trovato ad affrontare la perdita di circa 800 copie l’anno.

Quali sono i libri maggiormente desiderati dai ladri? Non di certo, contro ogni aspettativa, i best-seller, bensì le pietre miliari della letteratura e della filosofia. A commettere il crimine, stando alle parole dei librai vittime dei furti, sarebbero per lo più uomini, suddivisi in due categorie: gli studenti, che, se colti in flagrante, sono pronti a giustificarsi sostenendo di non potersi permettere il costo del libro, e poi i signori adulti, benvestiti, di estrazione non bassa. Sono cioè, questi ultimi, quelli che vogliono i libri costosi, ma non hanno alcuna intenzione di pagarli. Parrebbe invece che le donne affondino le mani tra gli scaffali delle librerie più piccole e, spesso, sono giovani dal bell’aspetto e con la borsetta in formato Mary Poppins.

Si potrebbe immaginare che chi ha davvero rispetto di quei volumi, e ne riconosce il grande valore, sa quanto sia importante far sì che rimangano custoditi in appositi archivi e, soprattutto, siano disponibili alla consultazione di studiosi. E invece moltissimi documenti sembrano scomparire di sovente proprio nelle biblioteche universitarie. I libri sono inseriti in borsa di soppiatto durante banali consultazioni, ma il dispiacere più grande è quando vengono a mancare i testi rari, edizioni usurate dai polpastrelli e dalle matite di antiche generazioni, documenti su cui hanno posato gli occhi grandi autori e studiosi.

Un esempio è il caso di quel signore che nel 2014 fu scoperto conservare tra la polvere dei propri scaffali di casa ben 3200 volumi, rubati in più biblioteche del chivassese, per un valore di quasi 40mila euro. Ad accorgersi degli ammanchi nella biblioteca di Lauriano fu una studentessa che doveva eseguire uno studio su alcuni manoscritti che però in archivio non si trovavano più.

Chissà quanti testi di valore giacciono sepolti tra le librerie personali dei cleptomani di cultura!

Ma è davvero un peccato che i manoscritti siano conservati da grandi cultori ed amanti degli stessi e non più dagli archivi istituzionali? C’è una realtà nascosta di custodi che si accaparrano il diritto di scegliere chi può visionare cosa, favorendo conoscenze o studenti del posto, privando la possibilità e il diritto allo studio dei più, e ciò va al di là delle mere necessità di conservazione dei documenti. E’ dunque così biasimabile chi si prende il diritto di sfogliare quelle pagine preziose senza chiederne il permesso? Privano gli altri della lettura tanto quanto gli archivi, con l’unica differenza che forse conservano le copie con più amore e devozione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giulia Procopio

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