Fuga dall’Inferno. Una storia di due uomini tanto diversi quanto uguali

Buio, il fruscio delle foglie calpestate, il fiato stanco, i passi pesanti che rimbombano tra le note di Often a Bird di Wim Mertens: è così che comincia la storia del profugo Sadiq.
Il pubblico trascende dal suo ruolo di spettatore per catapultarsi istantaneamente in quella frenetica corsa nel bosco. Ogni posto è occupato nel Piccolo Teatro Operti di Torino, che ieri sera, 1 dicembre 2017, ha dato spazio alla narrazione di una grande storia.
Sospeso nel silenzio, cresce lo stato d’ansia che accompagna una fuga nella notte. Una torcia cerca la solitudine, e quando finalmente ha la certezza di non essere più inseguito, Sadiq tira un sospiro di sollievo. Ma un poliziotto presto si palesa dietro di lui, puntandogli una pistola contro. Le richieste di essere risparmiato non serviranno a nulla, perché Loiacono non può farlo scappare. La ferita che quest’ultimo riporta alla gamba sarà insieme una sfortuna e una fortuna, perché proprio a causa di essa i due protagonisti cominceranno a conoscersi.
Ecco che nasce un meccanismo tanto strano quanto frequente: il pregiudizio che sottintende un odio reciproco tra i due viene sostituito dalla consolazione di scoprirsi più simili che diversi, una volta che vengono raccontate le proprie storie.
Sadiq è un uomo di famiglia, è fuggito dall’Iran, dalla guerra, per poter raggiungere la moglie e i figli in Svezia. Il viaggio è stato tremendo, quello di una realtà estremamente attuale, che spesso ci viene celata e a cui assistiamo con distacco. Sadiq ce la fa vivere appieno, con le paure e le difficoltà che ne fanno parte. Disprezza quei soldati che si mostrano indifferenti a ciò che capita a lui e ai suoi compaesani.
Loiacono è un poliziotto onesto, che ha vissuto il dolore straziante della perdita di un figlio. Legge l’ultima lettera che quest’ultimo gli ha scritto e risuonano taglienti alcune parole che mostrano come il figlio avesse compreso di non essere portato per il gioco mortale delle armi: “nessun uomo nasce per fare la guerra”.
Tra le narrazioni che colpiscono dritto allo stomaco c’è spazio anche per una leggera ironia. Il salvifico puro-puré di zucchine del profugo ridà energia allo scorbutico poliziotto, quasi dissanguato, finché i due non si trovano a ridere sotto la pioggia, quell’acqua purificante che li lava da un terribile passato, il quale ora, condiviso con chi l’ha vissuto, appare più leggero e sopportabile.
È nata un’amicizia che non sembrava essere possibile. Loiacono promette che, una volta rimesso in sesto, aiuterà Sadiq ad attraversare il confine e a raggiungere la sua famiglia, ma la bontà di quest’ultimo fa sì che il profugo titubi ad accettare l’aiuto e lo spinge anche a restare accanto al nuovo amico nonostante l’arrivo dei rinforzi militari. Il suo altruismo sarà la sua condanna. Uno sparo assordante, che fa sobbalzare tutto il pubblico, pone fine alla vicenda.
È una storia appassionante e appassionata, resa tale anche dalla recitazione di attori molto abili. Dall’attualissima tratta dei profughi di guerra, ai pregiudizi verso lo straniero, dalla nascita di un’amicizia impensabile fino alla discussione sull’inesistenza di un Dio che chiede la guerra, Fuga dall’Inferno riaccende la nostra umanità, spesso assopita dal tramite massmediatico che ci fa assistere a tutto da lontano. È una storia che coinvolge e colpisce dritto alla coscienza, che ti accompagna fuori dal teatro con importanti riflessioni, tra una lacrima e un sorriso.

Il testo e la regia sono di Alessandro Diliberto.
Gli attori: Mario Bois, Umberto Procopio e Valter Lunetti della Compagnia del Quadrivio.

Per rimanere aggiornati sulle prossime date dello spettacolo consultate periodicamente la nostra sezione News & Eventi.

Giulia Procopio

fuga dal3

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